9 febbraio 2026

Perché vegan di Marina Berati

Ho scaricato questo libro e sono solo all'inizio della mia lettura ma già dall'introduzione credo che sarà molto interessante la continuazione. 

Cosa significa “vegan” Iniziamo dunque a illustrare che significato ha il termine vegan: 

diventare vegan significa ridefinire il nostro rapporto con gli ani-mali, con l’ambiente in cui viviamo, con il “resto” del mondo, quel-lo al di fuori di noi stessi; significa fermarsi a riflettere, porsi delle domande e non dare per scontato che il nostro modo di vivere, di mangiare, di vestirci, di divertirci, sia giusto così com’è solamente perché “lo è sempre stato” (e capire che questo “sempre”, invece, consiste in pochi decenni).

Significa smettere di essere complici nello sfruttamento degli animali, in tutti i settori della nostra vita. Significa smettere di uc-cidere animali - seppure indirettamente, visto che non lo facciamo fisicamente con le nostre mani. Significa cambiare le nostre abitu-dini quotidiane per salvare delle vite.

Purtroppo non ci rendiamo conto di quanta sofferenza e morte ci siano dietro a molti dei “prodotti” che ci sembra normale consuma-re. Un po’ perché è una sofferenza che viene appositamente nasco-sta, un po’ perché tendiamo a non soffermarci su questo pensiero, evitiamo di porci domande, finendo così per diventare noi stessi parte del problema (in quanto consumatori che creano la domanda di tali prodotti) senza nemmeno realizzare che un problema esiste.

Quando iniziamo a pensarci, se decidiamo appunto che non vo-gliamo più essere parte di tale problema, allora diventiamo vegan, che significa, in termini pratici: non mangiare animali (“carne” e “pesce”), non mangiare i prodotti la cui realizzazione causa la morte di animali (latte, formaggi, uova, miele); evitare l’acquisto di prodotti derivanti dall’utilizzo di animali in tutte le situazioni: 

per vestirsi, per arredare, per l’igiene personale e della casa (come lana, piume, pelle, cuoio, pellicce, seta, cosmetici testati su animali, ecc.); non divertirsi a spese della vita e della libertà di altri anima-li (tenendosi lontani da zoo, circhi, acquari, ippodromi, maneggi, caccia, pesca, feste con uso di animali), non trattare gli animali come oggetti e merce (come avviene nella compravendita di ani-mali domestici). 

Declinato in termini positivi, invece, significa utilizzare TUTTI i possibili ingredienti di origine vegetale, coi quali possiamo prepa-rare migliaia di piatti deliziosi; vestirci con indumenti prodotti con le decine di materiali esistenti che non comportano l’uccisione di animali; avere con tutti gli animali domestici un rapporto basato sul puro affetto e altruismo, lasciando in pace gli animali selvatici.

Questa è la scelta vegan. Non “la dieta vegan”: non si tratta di una dieta, è una scelta etica, un cambiamento nel nostro modo di vivere in tutti gli aspetti della nostra esistenza. Piccoli cambiamenti nelle abitudini che consentono di ottenere enormi risultati in termini di vite salvate.

Vivere vegan è facile e dipende solo da noi, abbiamo il potere di cambiare le cose. 

Ben lungi dall’essere una scelta “difficile” si tratta, al contrario, di un mero cambio di abitudini, perché consiste semplicemente nell’usare prodotti diversi dai soliti, a scelta tra i tanti a nostra di-sposizione, ed evitare alcuni comportamenti che recano danno agli animali. È davvero la cosa più facile del mondo... anzi, è difficile continuare a nuocere agli altri (gli animali), come se nulla fosse, una volta venuti a conoscenza di cosa si nasconde dietro al modo di produrre e consumare oggi considerato “normale”. Sarebbe una violenza sulla nostra coscienza e sul nostro senso di giustizia.

Perché, e qui sta il bello, dipende solo da noi, dalle nostre scelte di tutti i giorni, un po’ come i supereroi dei fumetti: “Grandi poteri, grandi responsabilità”.

Proprio così, perché non è vincolata alle decisioni dei governi, dalle istituzioni, dai “potenti” della Terra, dipende solo da noi, dalle nostre scelte di tutti i giorni. Siamo noi, singoli individui, i “po-tenti”, in questo caso, visto che abbiamo il potere di cambiare. E siamo dunque anche i responsabili del nostro comportamento: se continuiamo a causare del male, anche quando sappiamo che po-tremmo benissimo evitarlo, ci rendiamo conniventi della sofferenza e dei danni dovuti alla nostra inerzia. [...] 

Nei prossimi capitoli vi propongo un percorso suddiviso in tre parti, cui si aggiunge un’appendice:

- nella prima parte espongo tutti i danni derivanti dello sfrutta-mento e uccisione delle varie specie animali per la produzione di “cibo” per noi umani;

- nella seconda parte dettaglio invece i vantaggi per gli animali stessi innanzitutto, ma anche per l’ambiente e per noi umani, derivanti dal porre fine a tale massacro;

- nella terza parte cerco di far riflettere sui meccanismi psicolo-gici e comportamentali che ci frenano dal porre in atto il cam-biamento di stile di vita - verso la scelta vegan - la cui necessità e opportunità risulterà evidente dalle sezioni precedenti; l’in-tento è di aiutare il lettore a vincere la propria inerzia, i propri tentennamenti e la propria riluttanza a cambiare abitudini;

- nell’appendice, infine, affronto il problema di tutti gli ulteriori utilizzi degli animali (quelli in ambito non alimentare) per la realizzazione dei più svariati “prodotti e servizi”, argomentando le ragioni per evitare di esserne parte. 

Introduzione di "Perché vegan" di Marina Berati

Namastè 🦋


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